lunedì 14 marzo 2011

IL CORVO

Non lo vidi più, così, semplicemente, era sparito come tutte le altre volte. Sembrava un uccello trasportato dal vento, richiamato da un canto melodioso e impercettibile; la libertà. Era sempre uguale. Però non sapevi mai dove trovarlo, si nascondeva e si librava fra le vie della città. Le sue piume erano nere e morbide, e ancor più fervida era la mia immaginazione, che lo pensavo come un corvo solitario, col becco adunco e sporgente e con la vita che gli stava davanti, a un palmo, ma lui non riusciva a prenderla. La inseguiva volando in un'altra dimensione, per poi ritrovarla sempre lì, a un istante di distanza. Ecco allora che diventava esausto e si lasciava cadere sul tetto di una casa, e lì aspettava. Aspettava il domani che sarebbe stato uguale al giorno prima. E a quello prima ancora. Io non lo so cosa pensasse. Me lo chiedevo tutti i giorni, o povero corvo stolto, che cosa si provasse. Avere le ali nel vento e la vita sfuggente, io che ero tanto diversa ma anche tanto uguale. Quando tornava mi sorrideva, complice, e non mi guardava. Non sapevo cosa facesse fuori. Non sapevo niente, ma intuivo tutto. 
Iямa

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